La Città
Aggiornato al 16 maggio 2016

Bolognetta – Agghiastru in siciliano – è un comune di 4.174 abitanti della provincia di Palermo.

 

STORIA

Le prime notizie storiche che si riferiscono al territorio di Bolognetta, le troviamo nella storia dell’ex-feudo di Marineo dei Beccadelli.

Il Calderone e l’Amari indicano spesso doviziosamente i territori di Bolognetta fra quelli che videro le storiche gesta della presenza dei Musulmani in Sicilia.

Il Calderone narra di eroiche battaglie svoltesi ivi fra i musulmani e le falangi greco-sicule attorno all’850. Secondo l’autore i nomi di alcune contrade, allora campi di battaglia, conservano ancor oggi il ricordo di quei fatti, così si fa risalire l’origine del nome Casaca al termine latino Casatum, che significa caduto, e da ciò la selva dei caduti o della disfatta; Casachella risulta invece composta da due termini greci che si traducono il primo con < che si lascia vincere>, il secondo con < testuggine >,dalla forma presa dalle schiere greche in battaglia, donde Casachella = luogo dove soccombettero le schiere.

Nel basso medioevo, il bosco di Casaca viene citato in diversi documenti con il nome di Chasum e Chasace.

Nel 1306, dopo la cacciata degli angiomi avvenuta nel 1282 con la guerra del Vespro, un documento riporta che il re aragonese Federico III “concesse agli abitanti di Palermo il diritto di raccogliere legna (lignaficum) e carbone nei boschi di Godrano e Casaca”.

In questa concessione il bosco di Casaca è considerato parte integrante del feudo di Cefalà, del quale seguì per alcuni secoli le vicende.

“Quando l’abitato sorse con il nome di Ogliastro nella Sicilia regnava ancora la pax hispanica, sebbene trent’anni di guerra avessero non poco offuscato lo splendore dell’Impero spagnolo, trascinandolo sull’orlo di un collasso economico. Per questo motivo al viceré e ai nobili più fedeli fu impartito l’ordine di vendere i loro possedimenti, per inviare il ricavato in Spagna: Ogliastro fu proprio l’oggetto d’una di queste cessioni” (Santi Correnti, Sicilia da conoscere e da amare, 1999).

Il primo documento scritto che riguarda l’ex-feudo di Casaca, dove oggi sorge Bolognetta, risale al 25 febbraio 1570, anno in cui fu concesso a Don Luigi di Bologna, Marchese di Marineo, la licenza di popolare quelle terre.

Tracce storiche che si riferiscono all’odierno territorio di Bolognetta le troviamo nella storia dell’ex feudo (o Stato) di Marineo dei Beccadelli.

Il 12 settembre 1600 Vincenzo Bologna Beccadelli, marchese di Marineo, vende un fondaco composto dalle contrade Casaca, Casachella, Coda di Volpe, Bosco, Piraynazzo, Roccabianca, sotto unico nome di Casaca, a Marco Mancino, ricco mercante genovese, con un contratto stipulato dal notaio Arcangelo Castania di Palermo. Marco Mancino in tale atto si riserbò il diritto di <congregar gente>, ed il marchese Bologna pose la condizione che, venendosi a formare un paese, questi avrebbe dovuto chiamarsi <nomare>: Bolognetta.

Tale condizione non fu rispettata. Infatti il paese che a poco a poco si venne a formare prese il nome di S.Maria dell’Ogliastro, per un’immagine della Madonna posta dinanzi un olivo selvatico,vicino al fondaco, e lo mantenne fino al 1882.

La condizione posta dal Bologna venne quindi dimenticata e soltanto l’8 ottobre 1882 il paese ha assunto il nome di Bolognetta. Il Garufi inserisce nell’elenco dei comuni feudali fondati nei secoli XV-XVI, ma occorre precisare che la data di concessione della licentia non corrisponde con quella citata dal De Spucches.

Questo feudo venne aggregato da Marco Mancino a quello di Tumminia, precedentemente acquistato dall’illustre Francesco del Bosco, conte di Vicari, agli atti del notaio Antonino Lazzara di Palermo, il 17 settembre 1593.

Con il testamento di Marco Mancino, redatto dal notaio Paolo Mulè di Palermo e aperto il 10 aprile 1627 viene nominato come erede universale Trajano Parisi, con obbligo, per lui e per i suoi eredi, di assumere nome e cognome del testatore.

Il casato dei Mancino si esaurisce con Marco Mancino VIII, che il 12 luglio 1812 si investe dei feudi di Tumminia e di Casaca.

Certamente il fondaco costituiva un importante luogo di traffico; perciò riesce comprensibile il suo ruolo come uno degli elementi propulsori della nuova fondazione.

Nella <Pianta del cammino dei Corrieri ordinari per S.M> del 1714, il fondaco di Ogliastro viene menzionato per la prima volta tra le stazioni di posta comprese nell’itinerario da Palermo a Noto, e ciò dimostra la crescita della sua importanza.

Del fondaco non esiste più alcuna traccia, si può soltanto individuare il luogo ove sorgeva, lungo l’attuale via Roma (ex trazzera regia) nella piazza Madrice. Si può verosimilmente ipotizzare che l’edificio non fosse dissimile nella distribuzione dalla tipologia tradizionale molto in uso nella Sicilia del XVII secolo, essendo un elemento indispensabile lungo tutti gli itinerari di collegamento fra le principali città dell’Isola.

Nel 1603 risale la costruzione della Chiesa Madre, realizzata vicino al fondaco su uno slargo ai margini della trazzera; nel 1605 fu eretta a parrocchia per volere di Marco Mancino, che richiese espressamente all’arcivescovado di Palermo un arciprete e stabilì di quale entità dovessero essere le offerte per la chiesa da parte della popolazione.

Per tutto il periodo feudale la dinastia dei Mancino fa della cittadina il proprio giardino e la propria residenza. A metà dell’Ottocento giungono gli anni della lotta contro i Borboni.

Marco Mancino VIII sperpera le sue ricchezze in difesa della dinastia borbonica, mentre la popolazione si schiera per l’indipendenza dando vita a più di un tumulto. Si forma anche un comitato rivoluzionario in appoggio a Garibaldi, e nel 1866, allorché i paesi di mezza Sicilia insorsero, Ogliastro è tra questi. Comincia qui la storia moderna del piccolo centro, che conosce stenti e sofferenze, segnata dal calvario dell’emigrazione. Agli inizi del ‘900 la mèta è l’America: ancora oggi nel New Jersey è presente una numerosa comunità di bolognettesi.

Dopo la seconda guerra mondiale sedi privilegiate di emigrazione sono l’Italia del Nord, la Svizzera, la Francia e la Germania.

 

GEOGRAFIA, FLORA E FAUNA

II comune di Bolognetta ha una superficie di 2.758 ettari, per una densità abitativa di 126 abitanti per chilometro quadrato. Sorge in una zona collinare interna, posta a 300 metri sopra il livello del mare.

Le sue coordinate geografiche, riferite all’ellissoide internazionale riferito a Roma, sono: latitudine 37”57”00″ e longitudine 1” 00”04″.

Il territorio confina a Sud con il territorio di Villafrati, a Sud-Ovest con quello di Marineo; a Nord e a Ovest con quello di Misilmeri, a Nord-Est con quello di Casteldaccia, a Est con quelli di Ventimiglia e Baucina. ed è composto dalle contrade Bosco,Casaca, Casachella, Cipolluzzi, Coda di Volpe, Dagariato, Filaccina, Grassorelli, Lordica, Piraynazzo, Risieli, Roccabianca, Testa Montata, Torretta, Tumminia.
I suoi confini, prevalentemente artificiali, sono delimitati a Est e Nord-Est dal torrente Sercia, a Nord dalla Regia trazzera per Pizzo di Cicero (che conduce a Bagheria), mentre ad Ovest dalla Regia trazzera per la Ficuzza e dal vallone Giampaolo.

I suoi confini, prevalentemente artificiali, sono delimitati a Est e Nord-Est dal torrente Sercia, a Nord dalla Regia trazzera per Pizzo di Cicero (che conduce a Bagheria), mentre ad Ovest dalla Regia trazzera per la Ficuzza e dal vallone Giampaolo.

Il territorio è attraversato dal fiume Milicia, che nasce nel Bosco di Ficuzza e sfocia nel Mar Tirreno, nei pressi di Altavilla Milicia . La flora è composta prevalentemente da alberi di ulivo, agrumi e frumento. Dalle olive prodotte viene estratto un buon olio con medio grado di acidità e quindi dalle discrete caratteristiche organolettiche. Presenti anche diversi vigneti che permettono la produzione di un amabile vino rosato. Tra gli ortaggi prevalgono le coltivazioni di pomodori, finocchi, carciofi e cipolle, che vanno ben oltre il fabbisogno della zona, così da trovare nei mercati vicini, e soprattutto in quello di Villabate, il proprio sbocco commerciale. Gli agrumi sono coltivati sulle rive del torrente Milicia.

In contrada Bosco, nei pressi di Pizzo Mangiatorello, si ha la presenza di ” U Pignu “, un albero secolare punto di riferimento per gli abitanti bolognettesi. La fauna è rappresentata dal coniglio selvatico, dalla volpe, dalla gazza ladra e dalla tortora.

 

QUARTIERI

Il centro abitato di Bolognetta è suddiviso in diversi quartieri, alcuni dei quali formatisi a partire dal 1980.

Piazza
Piano Castello
Strata Nova
Ultima Strada (Via Bellini)
Bivio
Oliveri
Pirainazzo
Scuole
Variante (Via Luigi Sturzo)
Campo Sportivo

Inoltre sempre dal 1980 circa, molti abitanti risiedono nelle diverse contrade presenti nel territorio. Le più popolate sono le contrade:

Lordica
Scozzari
Cozzo Napolitano
Roccabianca
Grassurelli – Catalano
Casachella
Filaccina
Nuclei abitati sono presenti anche in contrada: Dagariato, Liberto, Testa Montata, Passo di fico, Bosco.

 

POESIA DELL’EX SINDACO DOTT. GASPARE GRECO

 

AGGHIASTRU
1982
Quannu lu granni Diu fici lu criatu
‘nta cincu jorna fici affaticatu,
cu Cina, Russia, America e Inghilterra
lu novantanovi pircentu di la terra.

E di sabatu fici lu paisi d’Agghiastru
comu pi a lu munnu darici cchiù lustru:
d’accussì ci fu misa Casachedda
di tutti li muntagni la cchiù bedda.

Lu fici felici, lu fici c’un surrisu
pinsannu ca dumani era riposu.
Eccu picchì metti briu, quarìa e attizza
a cu a 1’Agghiastru dimura nna stizza.

Lu suli la matina a lu spuntari
cu li sò raggi lu va accarízzari;
di notti: la luna e stiddi stralucenti
li nnamurati fannu cchiù ardenti.

Prima Agghiastru, Bolognetta da cent’anni
ma lu tò nnomu è lu stessu sulenni e granni.
Si granni di cori, t’onura 1’aggenti
ca godi pi la tò natura assai pussenti.

La varba si fa ancora nta lu varberi,
lu scarparu fa ancora lu sò misteri
e, anchi si nun c’è scola, nun c’è spitali
e la tò genti leggi picca lu giornali,

sutta li tò occhi sbuccianu li ciuri
e li tò tramunti fannu nasciri 1’amuri.
Bolognetta, sì na terra ca pari nata
di lu capricciu di na bona fata.

L’aggenti tò ringrazia lu Signuri
ca di terra sì lu megghiu ciuri
e si un figghiu tò, luntanu sta di tia,
cririmi, malatu cari di nustalgia.

‘Nta stu paisi nni sintemu tutti amici;
la nostra patruna avissi a essiri la PACI.
Picchì unni c’è paci chidda è terra ricca
anchi si sapemu ca la mala erba mai sicca.

Caru Paisi miu, Paisi di lu me cori!!
Senti li figghi toi: senti sti paroli:
Priàmu Santa Maria, Sant’Antoniu e li Santi
pi arrimuddarici la crozza a li tò guvirnanti.

Santu Paisi, a tia minchinu e mi sprufunnu
e stasira lu cunfessu a tuttu lu munnu:
mi facisti fari nicu e picciriddu
lu cori quantu un filu di capiddu.

Stu cori chi chianci, spasima e parra
pi menzu di li noti di sta chitarra,
ma lu cori è stancu: pi ora ripusamu
e n’atr’annu,si Diu voli, nni parramu.

(Rino Greco)